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Published: 2004-02-22 02:08:03 +0000 UTC; Views: 246; Favourites: 0; Downloads: 13
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Description
Strazianti grida isteriche giù lungo tutta la vallata, le voci grosse si infiltravano nel terreno smosso e quelle più stridule sul filo dell'aria parevano voler esplodere. Era a terra e sentiva le mani aggrappate al fango, le dita gelide fino a fargli male, nel cielo limpido e azzurro distingueva veloci guizzi di luce, lame furiose brandite da abili guerrieri umani. Si scagliavano veloci su delle figure oscure, pareva che nemmeno il sole riuscisse a toglierne tutte le zone d'ombra, erano degli orchi, i più grandi che lui avesse mai visto... Si... Ma chi era lui? Cosa ci faceva li?Ondate di guerrieri umani corazzati di metalli lucidi, continuavano a scorrergli lateralmente con sguardi persi e terrorizzati. Cadevano affannandosi a sparire alle sue spalle. Il ragazzo smise di curarsi dell'esterno, si alzò con il busto, e trovò le sue mani intrise di fango e sangue, trovò le sue mani e le riconobbe, nella sua mente si aprì come un varco da cui troppe cose volevano uscir fuori, le orecchie smisero di funzionargli, così che l'unica cosa che poteva sentire era il suo cuore, non prestava ascolto all'ordine di ritirata, non vedeva nemmeno che gli orchi avanzavano fieri e compatti mentre i suoi compagni continuavano a scappare, ma per il lui in quel momento, il tempo prendeva la salita, dandogli l'occasione di seguire il filo trasparente dei pensieri.
Un nome, una città, una guerra. Per qualche istante si trovò a Godornag, Slashed... E' così che si chiamava. Vagava con la mente nella sua città, distingueva chiaramente la piazza, le locande, dall'esterno e nei loro dettagli più futili, il tempio, la sacerdotessa... Tutto da difendere, tutto da perdere... Gli orchi, la minaccia...Alzò lo sguardo e li vide, un esercito di ombre spaventose, riconobbe alcuni dei suoi compagni in ritirata, provò a gridare, ma sembrava non ricordare come si facesse, dalla sua bocca non uscì che un sospiro.
Digrignò i denti nel toccare la fronte aperta da ferite fiammeggianti e con le stessa brutalità che avrebbe caratterizzato un animale alla ricerca disperata di cibo, cominciò a rivoltare le carcasse ai suoi piedi, trovò la sua spada, il nome della sua lama gli riecheggiò fiero nella mente: Io.
Un'esplosione di sensi, strinse l'elsa come fosse l'ultimo appiglio al di sopra di un precipizio mortale, prese a correre precipitoso, lungo la discesa, privo di ogni timore, distinguendo chiaramente alcuni dei suoi compagni ancora in piedi. Nella sua folle corsa delle lacrime di adrenalina lo riempivano di abbagliante estasi e nel vedere altri suoi compagni continuare a combattere sentì il cuore aperto al cielo, e più veloci erano i suoi piedi, più snervante diventava l'attesa di arrivare ad aiutare quei soldati così valorosi, e più nella mente si faceva strada l'idea della morte inevitabile, più sentiva la sua anima fiera premergli il petto. Finalmente dalla gola un grido si libeò precedendolo, quasi come volesse avvolgerne i compagni di cui vedeva le spalle, eroi che cadevano a terra, calpestati dalla mole degli orchi inarrestabili.
Non rallentò nemmeno quando fu a pochi metri dalla fitta e rozza disposizione degli orchi fermi in cerchio intorno ad un solo umano, caricò la spada e come per scacciarla la gettò nella mischia di quelle teste grette e cupe, il suo braccio si fece duro come la massiccia lama che sosteneva, solcò un'arco nell'aria, trascinando con se parte di quello che colpiva, brandelli di carne verde, denti, schegge d'armature e poltiglia di gengive. Con ancora la spinta della corsa urtò di spalla sul ventre di una di quelle creature, rapidamente schivò un'accetta che sembrava piombare direttamente del cielo, ruotò le spalle e tornò a scagliare il colpo, in aria grida e sangue, salivano per poi precipitare, per poi andarsi a spargere in terra.
Slashed continuò a combattere e per un attimo ebbe come la presunzione di non dover rendere conto ai limiti del corpo umano, la sua spalla si strinse a quella di un suo simile, ma non ebbe il tempo di decifrarne i connotati che lo vide vacillare ed abbandonarsi alla forza di gravità.
La spada a tradimento si fece più pesante e per sostenerla aveva bisogno di entrambe le mani, non poteva quindi rimuovere il velo di sangue che insidioso bruciava negli occhi, non era affatto divertito dalle rozze risa dei suoi nemici, grosse e pesanti, gli raschiavano l'orgoglio. Così si guardò intorno e capì il motivo di tanta goliardia... Era l'ultimo.
Dietro di lui, non troppo lontano, il fitto bosco che lo avrebbe protetto in una fuga sicura, gli orchi erano almeno una dozzina, e tutti lo guardavano divertiti, come stessero scommettendo sulla sua vigliaccheria, il più grosso di loro, con un elmo sovrastato da due imponenti corna ricurve, si fece largo a spallate raggiungendo la prima linea, smorzò le risa con un cenno, poi si rivolse chiaramente al ragazzo con un grugnito accompagnato da una zampa alzata in aria. Slashed rimase immobile per qualche secondo, lungo le tempie sentiva ancora scorrere la foga della battaglia, una parte di lui voleva continuare a combattere, morire, ma una parte del suo cuore lo spingeva a rimandare il pareggio dei conti.
Ora combatteva con se stesso. Il vento proveniente dalla foresta sembrava volergli dire qualcosa e lui si voltò ancora una volta verso l'intreccio di tronchi e piante, teneva la spada alta verso i nemici, mentre la sua testa era girata verso la possibile salvezza, poi un rumore nuovo prese vita, un lamento umano, e lo sfrigolio del metallo nella carne.
Lentamente Slashed riportò lo sguardo nel campo di battaglia, e per capire da dove provenisse il rumore gli bastò soffermarsi sull'unico orco che non gli rivolgeva lo sguardo, era inchinato verso il corpo di un umano in lacrime, e con tutti i suoi muscoli nerboluti ruotava lentamente una spada nella schiena del cavaliere, che riconobbe la figura umana di Slashed, quindi iniziò ad imprecare perdento qualsiasi dignità riconosciuta ad un cavaliere... "UCCIDIMI! AAAAHHH! PER CARITA'! TI PREGO! AAAH!". L'orco divertito continuava il macabro gioco, catturando così l'atenzione dei suoi simili.
Non ci furono piani, non ci furono scelte, ne prima, ne dopo. Slashed sentiva che le sue gambe si muovevano da sole, si avvicinò al compagno torturato, facendosi strada tra gli orchi mentre i loro occhi si spalancavano meravigliati dalla stupidità umana, forse cercavano di capire il motivo di un sacrificio così inutile e nessuno alzò lama su di lui. Arrivò davanti all’uomo distrutto che continuava ad implorarlo con braccia tese. Slashed abbracciò la spada lasciando cadere la punta verso il basso, si inginocchiò piegando la testa di lato, stringendo gli occhi.
La vita che si spense in quel corpo tolse il divertimento all'orco che ne sembrò profondamente infastidito, si abbassò arrivando con il muso al viso di colui che sarebbe diventato il prossimo corpo da torturare, emanando un grugnito contenuto attendeva il primo movimento della preda. Slashed aprì gli occhi, li tenne tesi a quelli del mostro, ancora, per dei secondi interminabili, finchè quel grosso muso adornato da zanne non si fece più incuriosito, allora, quando fu certo di avere la più completa attenzione dell'orco e dei suoi simili, alzò leggermente il viso e con un disprezzo che non pensava avrebbe mai provato per nessuno, sputò con rabbia su quel muso infernale. Grida, strazio, perdita dei sensi.
Vertigine. E’ stata la prima sensazione di Slashed riprendendo i sensi, era notte, solo provando a muovere le braccia capì di essere legato ad un albero, sentiva freddo, davanti a lui la compagnia di orchi sembrava proprio attendere il suo risveglio. Erano tutti sparsi disordinatamente intorno a tre fuochi, e quando si accorsero del suo risveglio mangiavano con più avidità e mostrando ad ogni morso la carne dei suoi simili, ridendo. L’aria era appesantita dai loro rutti fetidi. Lo tenevano lì davanti, costretto a vedere, legato stretto.
Poi, quando il gioco di far vedere le carcasse umane divenne noioso anche per loro, uno di quei mostri si alzò, e con passi lenti si portò al cospetto del prigioniero, Slashed lo riconobbe, era quello a cui aveva sputato sul muso. Un brivido gli scorse lungo la schiena quando lo vide spostare l'ammasso di stracci tra le gambe, non voleva crederci, ma ormai era chiaro a tutti. L'orco iniziò ad urinare sul prigioniero ed un boato di risate riempì la notte. L'orco tornò fiero nel branco che lo accolse con manate e risa brutali.
"IO..." Slashed si sentì mancare, un sentimento d’odio giunse talmente intenso da privarlo, seppur per un istante, di tutte le energie. Il cuore gli batteva in petto come se dovesse uscirne. Il gioco era diventato divertente per quell'ammasso di nerboluti e spregevoli esseri, quindi anche non capendo le parole, fecero silenzio. Slashed riprese fiato e la voce gli uscì quasi stridula se pur lentamente: "IO... Vi ucciderò... Io vi ucciderò TUTTI QUANTI...". Solo pochi secondi di rumori notturni e di vento. Poi il capo eslpose in una risata forzata, e seguendo l'espempio tutti iniziarono a ridere. Ma persino una razza primitiva e stolta come quella degli orchi non poteva ignorare lo spaventoso silenzio che aveva preceduto le risa, quella voce così iraconda, ed il profondo buio senza stelle.
CONTINUA?...








